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BOLOGNA - Un traguardo prestigioso dopo l'altro. Gianluca Pagliuca ha iniziato a bruciarli appena ha lasciato Bologna, nel 1985, quando ha saputo sfruttare al meglio la grande chance che gli offriva la Sampdona di Vialli e Mancini. La Samp dei grandi. A Genova è iniziata la sua prodigiosa carriera che ha ricompensato ampiamente gli sforzi fatti quotidianamente da lui e da mamma Mariarosa. Era lei, quando Gianluca era ancora ragazzino, che lo portava in macchina ad allenarsi a Casteldebole. Lo portava, attendeva ai bordi del campo che facesse la doccia e lo riportava a casa. Dopo due anni ne sapeva più lei di calci piazzati, di tiri tagliati e di posizione tra i pali di molti portieri. Ed era sempre mamma Mariarosa a curarlo anche a Genova con presenze quindicinali che prevedevano cambio della biancheria, sistemazione della casa e le immancabili sostanziose razioni di tagliatelle e tortellini. E' nato così il fenomeno Pagliuca che ha conquistato scudetti, coppe internazionali, la Nazionale e ieri il traguardo delle 500 partite in serie A che lo proiettano tra i grandi del calcio italiano. Ma l'evento non è stato impreziosito dalla festa che tutti si aspettavano. Nessuna targa, nessuna medaglia prima del match con l'Udinese. Sulla maglietta con il logo 500, ben celata sotto quella del Bologna. Una maglia forse nascosta per il timore che portasse male e che è stata esibita a partita conclusa quando il portierone bolognese ha fatto festa coi compagni, al momento di raggiungere gli spogliatoi. Pagliuca forse non ha festeggiato prima anche perché ritiene che le 500 partite siano solo il trampolino di lancio verso tetti ancora più elevati che gli consentano di inserirsi tra i primi cinque calciatori italiani di
sempre.
«Non era il caso di fare follie -diceva Pagliuca in sala stampa- dovevamo affrontare un impegno durissimo e di basilare importanza. Dovevamo restare concentrati al massimo sull'Udinese. Porterò pasticcini e pizzette martedì a Casteldebole, lì avremo tutto il tempo per lasciarci andare».
Ma nemmeno una targa del Bologna per ricordare?
«Ne ho già tante a casa, non c'è bisogno di metterne insieme un'altra. E poi il presidente Cipollini mi ha fatto i complimenti».
Pagliuca non lo vuole ammettere ma sotto sotto gli dispiace che questo suo traguardo intermedio, così prestigioso, sia finito sottotono.
«La cosa più importante è che abbiamo vinto con l'Udinese e che non abbiamo preso gol. Questo sì che mi rende felice perchè quando un portiere chiude la partita senza essere battuto è sempre una buona giornata per lui e per i compagni; specie in un momento di transizione come quello che stiamo vivendo noi».
E nel tenere a zero l'Udinese una mano sostanziosa come sempre lui l'ha data, anzi due.
«Sul tiro di Pinzi è stato bravo Colucci ma ero ben piazzato sulla traìettoria e l'avrei preso di sìcuro.Era rigore? Cosa doveva fare Colucci, staccarsi il braccio? Sono molto contento di aver fatto anche una bella parata sul tiro di Jorgensen perché è arrivata al momento giusto. Questi tre punti in vista di Modena ci consentono di lavorare in piena tranquillità e di presentarci al meglio nel derby. E' stata una bella giornata per me e per il Bologna».
Sarebbe stata ancora più bella se prima del via ci fosse stata una piccola cerimonia per le 500 presenze in A. Ma il campionato è lungo, c'è modo di rimediare; magari alla partita numero 510.
di Giuliano Musi Stadio
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