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Pagliuca : io a caccia di Zoff.


Pagliuca, si sente l'ultimo dei mohicani?
«Mi sento uno degli ultimi. Non dimenticatevi che ci sono anche Baggio, Sensini, Costacurta e Ballotta».

Di sicuro resta il più vecchio nel Bologna.
«Mi ha fregato Aldair, chissà cosa gli è passato per la testa. Già pensavo che fosse fatta, vai a immaginare che preferisse il Genoa. Evidentemente là gli hanno dato più soldi».

Al posto di Aldair, lei avrebbe preferito la B alla A?
«I0 sarei rimasto in A, ma ciascuno è libero di pensarla come vuole. Vi ricordo che ho accettato una riduzione di due terzi dello stipendio pur di non lasciare Bologna».

E ora le mancano due partite per arrivare a quota 500 in serie A.
«E' Una bella soddisfazione. Quando cominciai non avrei mai pensato e sperato di arrivare a questo punto».

Le pesano sulle spalle?
«Assolutamente no. Vorrei che la gente venisse a vedermi quando mi alleno perché si renderebbe conto di quanto entusiasmo metto ancora nel lavoro».

Insomma, non si sente al capolinea.
«Quando mi sentirò alla frutta sarò il primo a dire basta. E quel momento lo vedo ancora 10ntano».

Dove vuole arrivare?
«A fare 571 partite in serie A. Una in più di quelle che ha fatto Zoff. Sarà dura, ma ho intenzione di provarci. Spero di convincere il Bologna a offrirmi questa possibilità».

Ci consenta: non le sembra un'illusione?
«Due campionati e mezzo sono tanti, ma anche due anni fa pensavo la stessa cosa e poi li ho fatti tutti».

Lei avverte ancora la fiducia nei suoi confronti?
«Guardate: io mi sento ancora molto forte; permettetemi di essere un pochino presuntuoso. Mi rendo conto di non avere gli anni di Buffon, ma so di poter dare ancora tanto alla mia squadra».

Buffon, Toldo e poi? Dopo di loro metterebbe forse Pagliuca?
«Buffon, Toldo, De Sanctis, poi metterei altri portieri tra i quali anche Pagliuca».

Bologna, Sampdoria, Inter, ci sono solo tre squadre nella sua vita da portiere: cosa significa?
«Vuol dire che sono uno che non tradisce, che si innamora della propria squadra e che fa innamorare sia i presidenti che gli allenatori».

Ammetterà che Bologna non l'ha mai amata del tutto?
«Quando giocavo nella Samp e nell'Inter era normale che mi vedesse come nemico, ma da quando sono tornato mi ha fatto sempre sentire a casa mia. A parte qualcuno che non mi ha mai accettato».

Dica la verità: erano proprio imparabili i due gol di Adriano di domenica passata?
«Il primo sì, non potevo farci niente. Sul secondo Adriano ha colpito il pallone da vicino, potevo prenderlo e non prenderlo. Ma ci può stare, non ho fatto una cagata».

Da Adriano a Superpippo Inzaghi: l'aspetta un'altra giornata complicata.
«L'ho visto contro il Galles, è in grande forma. Speriamo che faccia tre gol anche contro la Serbia. Così sabato sarà un po' scarico. Comunque, per certi versi mi fa più paura Shevchenko: lui mi ha fatto più gol di Inzaghi e poi contro il Bologna segna sempre».

Nel finale del campionato scorso il Bologna fece una figuraccia a Milano contro il Milan.
«E' vero, il Milan vinse senza impegnarsi più di tanto, noi eravamo scarichi. Questa volta sarà diverso: non dico che andremo a vincere a San Siro, ma state sicuri che ci faremo valere».

Probabilmente al Milan mancheranno i brasiliani.
«Avrei preferito che mancassero Seedorf, Sheva, Inzaghi, Nesta, Rui Costa».

E magari anche Pirlo?
«L'ho rivisto a Milano Marittima e ci siamo messi a scherzare su quel suo rigore a cucchiaio che mi fece andare su tutte le furie».

Pirlo lo ha fatto anche a Buffon, nella finale di Supercoppa a New York.
«E a questo punto dico che è un bravissimo giocatore con gli attributi».

Se n'è andato Guidolin ed è arrivato Mazzone: qual è il suo pensiero?
«Dopo quello che era successo, per Guidolin era dura andare avanti. Capisco la sua decisione. Io mi sono trovato bene con Guidolin e mi sto trovando bene con Mazzone. Di sicuro hanno caratteri diversi. Guidolin sta sempre sulle sue, non si lascia mai andare e forse è proprio questo che non è piaciuto al bolognese. Mazzone è uno spettacolo, fa mille battute, è simpatico».

Non è che le sembra di essere tornato ai tempi di Boskov nella Samp?
«No, no. Boskov parlava tanto, non stava mai zitto, mentre Mazzone parla meno e ogni tanto tira fuori una battuta che ti fa morire dal ridere».

Dove può arrivare questo Bologna?
«A metà classifica».

Della serie: è vietato sognare l'Europa.
«Come si fa a dire? La speranza c'è, comunque».

Molti critici vedono il Bologna in lotta perla salvezza fino all'ultima giornata.
«Non c'è problema. Poi in fondo lo scorso anno ci davano in Uefa e non ci siamo andati. Chissà, potrebbero sbagliarsi un'altra volta».

In che modo sogna di chiudere la sua carriera?
«Conquistando un traguardo. Con il Bologna che vince una coppetta o con il sottoscritto che raggiunge le 571 partite».

Attualmente sta guidando una difesa di ragazzi: fino a che punto è preoccupato?
«Sono giovani che stanno ascoltando quello che dico loro, ma posso assicurarvi che hanno già una buona personalità. No, non sono in ansia, ma dovremo stare sempre con le antenne dritte. Prendete sabato a San Siro: non potremo permetterci il minimo errore, perché alla prima distrazione ci castigheranno».

Ha un messaggio per Gazzoni e il resto della società?
«Ha ragione quando dice che siamo da Champions League nella voce bilancio. Ora come ora il primo obiettivo dei capi deve essere quello di non fare la fine della mia Virtus. É ovvio che il tifoso si lamenti, ma Gazzoni e i suoi soci hanno lavorato alla grande finora e meritano grandi consensi. Il Bologna che non soffre sul piano economico è una cosa meravigliosa, di questi tempi».

Con queste parole forse ha già guadagnato una mezza riconferma.
«Non sono ruffiano. Quella voglio guadagnarmela sul campo cOn le parate. E posso farcela. Devo farcela».

Altrimenti Zoff diventerà irraggiungibile.

di Claudio Beneforti
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