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Pagliuca, tre giorni le
sono bastati per smaltire almeno in parte l'umiliazione di Como?
«Prendere cinque gol in
novanta minuti fa male. Specie se consideriamo che nelle precedenti quattro
partite ne avevamo subiti solo due (ndr, con l'lnter). Domenica sera ero
incavolato nero, però poi ho cercato di ragionare, di vedere le cose sotto una
luce diversa».
E quale sarebbe questa
luce?
«A Como abbiamo giocato
male. Anzi: abbiamo preso la bambola. E' stata la classica partita in cui ci ha
girato tutto storto. Quando capitano giornate come queste, c'è poco da fare:
perdi e amen. Capisco che i tifosi ci siano rimasti male: il loro stato d'animo
è anche il nostro. Non è bello per un portiere, e per i suoi compagni di
reparto, prendere cinque gol. Però...».
Avanti con l'obiezione.
«Io, per esempio, ero
molto più incavolato dopo la sconfitta con l'Atalanta: perdere nei minuti di
recupero dopo che per due volte hai sfiorato il gol vittoria, quello fa male. E
mi ha fatto male allo stesso modo lasciare i tre punti all'lnter, quando come
minimo avremmo meritato un pareggio».
Resta il fatto che avete
preso cinque go1 sul campo di una squadra già retrocessa.
«Siamo andati sotto,
abbiamo cercato di recuperare e siamo stati infilati dal loro contropiede.
Siamo stati traditi dalla nostra eccessiva generosità. Capisco che possa
sembrare brutto dirlo, ma quando sei sotto per 3-1 e capisci che non è
giornata, devi avere la forza di gestire quel risultato».
A caldo l'ha detto anche
Guidolin: perdere, ma salvando la faccia.
«E invece abbiamo
concesso troppi spazi ai nostri avversari: a un certo punto, nel secondo tempo,
quelli del Como arrivavano da tutte le parti. E noi sembravamo allo sbando».
Il punto è questo: lo
sembravate solo o lo siete per davvero?
«Non siamo un gruppo allo
sbando: abbiamo sbagliato completamente partita, questo sì. Ma certe scoppole a
volte fanno bene. E sono sicuro che un pomeriggio come quello di Corno non lo
vivremo più».
E adesso cosa resta?
«Il ricordo di una
partita da dimenticare: sembra un gioco di parole, ma è così. E ci resta la
consapevolezza che dobbiamo darci sotto cercando di guadagnarci in fretta una
pagnotta che si chiama salvezza».
Tra dieci giorni, a
Perugia, vi aspetteranno con il coltello tra i denti.
«Quest'anno non siamo
fortunati. Ultimamente ci è capitato sempre di dover affrontare in trasferta
squadre con l'acqua alla gola, che contro di noi erano chiamate a fare la
partita della vita. Fateci caso: la Reggina che ci ha battuto era all'ultima
spiaggia, il Piacenza in settimana era stato in ritiro, così come il Corno.
Anche il Perugia, purtroppo, è già in ritiro».
Cos'è, un modo per
prepararsi al peggio?
«No, perché a Perugia
anche noi andremo in campo incavolati. Per dimostrare che Corno è stato solo un
episodio».
di Massimo Vitali Resto del Carlino
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