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Gianluca Pagliuca : Una vita con il Bologna nel cuore.

Casteldebole (BO), Marzo 2001

Ve lo immaginate l'estremo difensore rossoblu giocare con il numero dieci sulle spalle? Riuscite a vederlo sfrecciare verso casa, per le vie di Casalecchio di Reno, con la sua bici dopo l'allenamento? E parlare di partite, calciatori e moduli mentre la maestra è intenta a dettare i compiti per il giorno dopo? Gianluca Pagliuca a nove anni era anche questo. Siamo andati nella "sua" Casalecchio per rivedere le fotografie di un tempo e aprire il diario dei ricordi del numero uno rossoblu :

Quando è iniziato il tuo amore per il gioco del calcio?

"Da bambino. E pensare che nessuno dei miei genitori era appassionato di calcio! I primi calci ad un pallone li ho tirati nel campetto della parrocchia vicino a casa. Avevo circa sette anni e giocavo con altri amici che con me condividevano la stessa passione; verso aprile-maggio ricordo che organizzavamo il "torneo delle vie di Ceretolo": una sorta di "palio" calcistico! A nove anni sono entrato nella Ceretolese e da allora il calcio non è più uscito dalla mia vita. A distanza di anni ho la certezza che, se non fossi diventato un calciatore professionista, avrei comunque continuato a giocare a calcio, anche a livelli dilettantistici".

In quale ruolo giocavi inizialmente?

"Fino all'età di dodici anni, nella Ceretolese, giocavo nel ruolo di mezz'ala. Un giorno si fece male il portiere della mia squadra e il mister mise in porta me; da allora nessuno mi ha allontanato dai pali".

Com'era Pagliuca baby calciatore?

"In campo ero tale e quale ad ora: vivevo le partite molto intensamente. Mi arrabbiavo spesso e qualche volta, soprattutto quando ancora giocavo all'attacco, capitava che venissi espulso".

Come vivevano i tuoi genitori la tua passione per il calcio?

"Mi hanno sempre appoggiato. Mia madre però spesso si lamentava del poco tempo che dedicavo agli studi, ai quali, a dire la verità, preferivo il pallone; la sua apprensione era del tutto comprensibile: quando andava ai ricevimenti dei professori si sentiva ripetere che in classe parlavo solo di calcio, sempre di calcio! In realtà mi ha sempre seguito in quest'avventura calcistica, anche agli albori della mia carriera. Da quando poi sono tornato a giocare sotto le due Torri, mia madre non si perde una partita!".

Quando hai varcato per la prima volta la soglia del Dall'Ara?

"Dovevo avere circa cinque o sei anni e la partita era Bologna-Sampdoria. Strano il destino, no?! Al1ora tra i pali del1a squadra blucerchiata c'era Pietro Battara, mio maestro diversi anni dopo a Genova. La partita si risolse con la vittoria di 2 a 1 per il Bologna, era la prima volta che andavo allo stadio e non mi sembrava vero!".

Quali erano i tuoi "miti" calcistici di allora?

"Fin da bambino ho sempre avuto un debole per i portieri. Tra tutti, Dino Zoff e il rossoblu Giuseppe Zinetti".

Quando hai capito che il calcio sarebbe diventato la tua professione?

"Forse intorno ai 16-17 anni, quando giocavo nella Primavera del Bologna. A quel tempo non avrei certo immaginato di vestire per tanti anni la maglia della Nazionale, ma sentivo di avere le carte giuste per fare una buona carriera calcistica. Bastava solo non sciuparle".

Ti ricordi quando hai firmato il primo autografo?

"Deve essere accaduto appena sono arrivato a Genova. Devo confessare però che i primi tempi, quando alcuni mi chiedevano l'autografo e subito dopo mi domandavano quale fosse il mio nome, ci rimanevo un po' male...".

Mentre salutiamo il portiere del Bologna dopo la lunga chiacchierata, si avvicina un bambino con carta e penna: "Pagliuca, mi faresti un autografo?".

di Francesca Blesio.

 

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