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"Trenta tre' punti i siamo salvi".


BOLOGNA - "Abbiamo fatto sette punti in tre partite? Significa che ne mancano 33 alla salvezza".

Pagliuca è l'icona vivente della concretezza. Del resto vola tra i pali da troppo tempo, il ragazzo di Casalecchio, per perdersi in altri ragionamenti. L'alta quota non gli dà i brividi, anche perche è una condizione di classifica che ha già vissuto nei suoi tre anni bolognesi. Per questo, quando si tratta di ripetere il refrain che in casa rossoblù è di moda dai giorni del ritiro di Dimaro, dà carta bianca ai cronisti.

"Sapete qual è l'obiettivo del Bologna, è inutile che ve lo ripeta. O ve lo siete già dimenticato ?".

Se Guidolin è la faccia irritata del Bologna, Pagliuca è l'immagine della tranquillità. Così tranquillo, il numero uno rossoblù, che dice la sua senza tanti peli sulla lingua anche sull'argomento che poi farà perdere le staffe a Guidolin: la qualità del gioco de Bologna.

"In questo momento non stiamo giocando benissimo - ammette il portierone - ma la nostra caratteristica migliore è che sappiamo soffrire dal primo al novantesimo minuto. É stato così con Roma e Atalanta, ed è successo anche oggi. Siamo una squadra tosta, che non molla mai. Là davanti possono toglierci anche due come Beppe e Julio (Signori e Cruz, ndr), ma di riffa o di raffa riusciamo a vincere la partita".

Mica è un difetto, anzi. Se poi, per centrare l'obiettivo, servono anche le parate del Pagliuca, tanto di guadagnato.

"La più difficile è stata quella su Hubner - dice Pagliuca - Anche oggi sono stato abbastanza impegnato, ma questo non significa che il Bologna abbia rubato qualcosa. Ho fatto qualche buon intervento: tutto qui".

Segreti di questa eterna giovinezza?

"Se non hai problemi fisici e riesci ad allenarti bene - dice il portiere - puoi andare avanti fino alla mia età e anche oltre. Io mica mi sento anziano".

No che non lo è. Ma resta il fatto che ha quasi il doppio degli anni dell'uomo, pardon, dell'adolescente che ha deciso la partita regalando i tre punti al Bologna: Della Rocca.

"Gigi è stato grande - ammette Pagliuca - ha fatto un gran bel gol. Ma adesso speriamo che non si fermi e che ne faccia degli altri. Per fare punti abbiamo bisogno anche del suo contributo".

Sistemato il baby eroe della domenica, c'è un pensiero anche per il raccattapalle del Dall'Ara.

Antefatto: "Nel finale ho parlottato con De Santis perché temevo che i minuti di recupero diventassero dieci".

Sono stati i minuti più interminabili, quelli col Bologna in dieci dentro la trincea a respingere i disperati assalti del Piacenza. E qui Pagliuca esprime un concetto/desiderio/sogno:

"Bologna è una città civile, dove certe cose non succedono. In questi frangenti su altri campi spariscono i raccattapalle. Ammetto che è il mio sogno: non vedere più un raccattapalle quando sei in vantaggio e devi far trascorrere il tempo. Oggi ho urlato in faccia a un ragazzino (invitandolo a 'nascondere' il pallone, ndr). Spero che non si sia spaventato".

Questo è Pagliuca. Così sereno da ammettere che non è una colpa non essere belli ma produttivi. Così guascone da non nascondere che qualche volta, in campo, è legittimo anche fare i furbi , pur di strappare un risultato con le unghie. E così decisivo tra i pali, come gli capita da quasi vent'anni a questa parte.

(c) Massimo Vitali
Il resto del Carlino.

 

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