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BRESCIA - Occhi verso terra, musi lunghi e tanti perché
nella testa che non hanno risposta. I giocatori del Bologna
sfilano a testa bassa verso il pullman, Guidolin è seduto
e appoggiato sulle braccia ripensando a un sogno svanito sul
più bello. Un tre a zero definitivo, con le orecchie
che ancora fischiano per il risultato dell'Olimpico dove la
Lazio ha compiuto il
miracolo che nessuno si aspettava. Proprio quella Lazio che
a Bologna sembrava condannata a favore dei rossoblù,
capaci di fare la voce grossa e mettere un piede e qualcosa
di più in Europa. Orecchie che fischiano dal Bentegodi,
col Chievo che rimonta il gol dell'Atalanta e toglie la residua
speranza di uno spareggio.
Dai rossoblù escono poche parole, Gianluca Pagliuca alza
gli occhi al cielo pensando allo sgarbo interista e racconta
l'amarezza di una giornata purtroppo indimenticabile: «Male
sotto tutti i punti di vista», mastica amaro il portiere.
Grandi parate, ma tra un intervento e l'altro lo sguardo fisso
sul tabellone, dove i risultati si alternavano con crudele rapidità:
«Nel primo tempo quando l'Inter era in vantaggio mi sentivo
abbastanza sicuro, l'Uefa non sembrava in discussione, poi in
successione c'è stata la rimonta della Lazio, lo svantaggio
del Chievo e subito il pareggio dei veronesi». Rammarico,
tristezza, componenti nuove del campionato rossoblù,
una stagione che sembrava non potesse conoscere ostacoli: «Sono
affranto - continua Pagliuca - per me, per i compagni e per
i tanti tifosi che ci hanno sempre creduto insieme a noi».
Un viaggio di ritorno a ripercorrere le tappe della stagione,
da quel ritiro a
Sestola nato sotto la stella del dubbio, in cui l'Intertoto
sarebbe stato una firma in bianco «ma adesso ci eravamo
creati aspettative differenti dopo trentatrè partite
da protagonisti». Si riapre lo scenario di delusione,
anche se i toni sono diversi rispetto all'anno scorso, quando
il Bologna alla fine mollò sotto tutti i punti di vista.
Un modo diverso di finire, ma la sostanza cambia di poco: «Una
grandissima delusione, pensavamo che almeno l'Uefa arrivasse».
E nella veemenza bresciana c'è anche posto per la sfortuna
rossoblù. Pagliuca para il rigore a Baggio che su respinta
segna il raddoppio che taglia le gambe alla squadra di Guidolin.
Pagliuca arrabbiatissimo, si rotola in campo disperato, la partita,
si capisce subito, è decisa da quell'episodio. Sulla
ribattuta il più veloce è il dubbio del Trap fatto
a persona: «Sono stato sfortunato, ho respinto il tiro
di Baggio ma gli è tornato sui piedi. Novantanove volte
su cento la palla schizza altrove e ci è mancato poco
perché non deviassi anche la ribattuta».
Finisce così la settimana più lunga, con la gioia
spenta in un infinitesimo periodo di tempo rispetto all'arco
di un campionato, l'Intertoto sembra tutt'altro che un premio.
Basta guardarli in faccia i rossoblù, per capirlo. E
anche in tribuna Renato Olive e Giulio Falcone, squalificati,
soffrono, guardano il tabellone dei risultati degli altri campi
nella doppia veste di giocatori-tifosi. Se ne vanno anche loro
con tanta rabbia, con la tristezza che aumenta col trascorrere
dei minuti, dopo una settimana ad allenarsi come se niente fosse,
sperando in uno spareggio Champions col Milan. Detto adesso
sembra una stagione fa, lontano anni luce dalle ambizioni con
cui questa squadra dovrà nuovamente adeguarsi, quando
il 25 giugno se ne andrà in
ritiro preparando l'Europa più piccola, quella che è
arrivata in una triste ultima giornata di campionato.
Giacomo Statuto
Il resto del Carlino, 05.06.2002
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