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BOLOGNA, 10 aprile 2002 - Ci sono immagini fotografiche diventate
ormai icone del nostro tempo. E' difficile dimenticarle. Tra
queste c'è quella di Pagliuca, giovanissimo portiere
della Primavera rossoblù, risalente alla metà
degli anni Ottanta. Da allora sono trascorsi 18 anni e Gianluca
si rivede ancora in quella immagine e in quella maglia. Allora
fu ceduto alla Sampdoria perché, dicevano a Casteldebole,
"faceva ombra a Nello Cusin", in portiere titolare.
Ha preso quella strada ed è andato avanti.
La vita è anche una serie di incontri, casi, circostanze.
E solo dopo 13 stagioni felicemente trascorse alla Sampdoria
e all'Inter, è tornato all'ovile tre anni fa, in età
matura. Sembrava che dovesse essere il canto del cigno, e invece
sono stati tre anni intensi, positivi, brillanti sotto ogni
aspetto. Al punto che Pagliuca e il Bologna hanno deciso di
prolungare il rapporto per altre due stagioni: "Poi si
vedrà. Potrei continuare come smettere. Dipenderà
dalla voglia di allenarmi e dalle condizioni fisiche in cui
sarò nel giugno 2004. Adesso quando mi alleno e gioco
provo soltanto una grande gioia. Come se fossi all'inizio della
carriera, insomma".
Lui, Gianluca, naturalmente tocca il cielo con un dito. Si ritiene
l'uomo più felice del mondo. E lo dice ad alta voce:
"Ho 35 anni e non avevo voglia di fare un altro trasloco.
Avevo avuto altre offerte, ma le avrei eventualmente esaminate
se non avessi concluso positivamente con la società della
mia città. Per me giocare a Bologna e nel Bologna è
il massimo dei massimi. I contatti per il rinnovo sono iniziati
poco più di un mese fa. Non ci sono stati problemi di
ordine economico. Ho accettato di buon grado la riduzione dell'ingaggio.
Non potevo pretendere la conferma del vecchio contratto. D'altra
parte è inevitabile che, con i tempi che corrono, il
calcio debba ridimensionarsi. Tutti, in buona sostanza, devono
adeguarsi alla nuova situazione economica. Cosa mi hanno detto
i miei compagni per l'autoriduzione? Nulla, assolutamente nulla".
E adesso Pagliuca si prepara alla volata conclusiva del campionato.
Con la pazza voglia di stupire ancora. E comunque non vuole
lasciare nulla di intentato: "Ci sono quattro gare con
Piacenza, Perugia, Lazio e Inter che, per diverse ragioni, hanno
il significato di altrettante finali. In quest'ultimo mese bisogna
sbagliare il meno possibile ma bisogna anche spendere con razionalità
le energie psicofisiche. Quello di Torino, comunque, è
stato un punto che tornerà utile alla nostra classifica
finale. Ora che ho firmato per altri due anni ci tengo a tornare
in Europa col Bologna".
Di Silvano Stella. |