BOLOGNA, 16 marzo 2002 - Con lui il tempo non ce l’ha fatta: jeans, maglietta, capelli corti, la faccia un po’ segnata ma lo sguardo giovanile, curioso, pronto alla battuta. Insomma Gianluca Pagliuca ha 35 anni, ma fuori e in campo non li dimostra. E’ forse il portiere più continuo del campionato. Nella scorsa stagione non ha saltato una sola gara: 34 su 34. E quest’anno è sulla stessa strada: 23 su 23. Ed è, sul piano del rendimento e della qualità, uno dei migliori portieri in attività. Qualcuno, addirittura, lo vorrebbe portare al Mondiale, magari come «terzo», dopo Toldo e Buffon. Ma lui, Gianluca, non si illude troppo:
"Sarebbe bello, ma non voglio pensarci. E poi io rappresento il passato: la nazionale ha bisogno di futuro e dunque meglio una giovane promessa di uno che ha già fatto tre mondiali. Comunque non definitemi il Seam dei portieri italiani. Lui è vicino alla quarantina. Però una cosa va detta: il portiere dell’Arsenal dimostra che più l’età aumenta e più la qualità migliora".
Tre anni fa sembrava fosse tornato al Bologna per il canto del cigno. Invece l’aria di casa lo ha rinvigorito e stimolato. E soprattutto la maglia del Bologna, quella maglia che negli anni ottanta aveva indossato solo a livello giovanile, lo attraeva molto:
«Io gioco in una squadra che ho sempre amato. Fin da quando ero bambino. Si può dunque capire con quale spirito vado in campo. Mi sento bolognese sino al midollo a tutti gli effetti. Quando vado in campo non penso solo a me stesso e alla mia carriera. Penso anche, se non soprattutto, alla città e alla società nelle quali mi identifico. Quando vinco provo un’emozione speciale. E trovarmi lassù, cioè al quarto posto, con la squadra mi riempie di sano e giusto orgoglio bolognese. Se dovessi tornare nella Champions League o in coppa Uefa col Bologna toccherei il cielo con un dito".
E’ in scadenza di contratto, Pagliuca. A fine stagione dovrà decidere, con il Bologna, se restare o partire. Lui, però, ha già deciso di restare. Sa che non potrà chiedere il contratto che aveva fatto con l’Inter, quattro anni fa. E dunque ridimensionerà le sue pretese:
"Non ho alcuna intenzione di lasciare il Bologna. Anche perché ho messo su casa e nei prossimi mesi aspetto il mio primo figlio. Ma adesso non penso al mio futuro. Penso, piuttosto, alla partita di Firenze. I ho sempre sentito e sento molto il cosiddetto derby dell’Appennino. La Fiorentina è nei guai, ma non la considera morta. Farà di tutto, proprio contro il Bologna, per dimostrare di essere ancora viva. E dunque per noi aumenteranno le difficoltà, tecniche e psicologiche. Firenze e poi in casa col Lecce possono essere gare decisive per il suo futuro europeo. Cerchiamo di giocarle al meglio delle nostre qualità e possibilità. Solo così potremmo realizzare quello che ancora è un sogno: perché otto gare sono tante e i trabocchetti sono inevitabili".
di Simone Stella.
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