BOLOGNA - L'evento piu' bello, perche' qualcosa di piu' bello non c'e', avra' un nome e un (signor) cognome:
"Sappiamo gia' che e' maschio, si chiamera' Mattia,nascera' verso fine aprile".
Inutile, oltre che palesemente prematuro, chiedergli se si mettera' fra i pali, ma intanto sara' un cucciolo di "uomo-Pagliuca". Punto e a capo.
Gianluca, riservato e sereno, rinvia subito lungo e fa:
"Ma parliamo di calcio va'!".
C'e' un contratto in scadenza a giugno: parliamo di questo, per esempio.
"A tempo debito ne discuteremo", dice.
Una cosa e' certa: il Bologna non vuole lasciarselo scappare.
"Confermo una cosa: che sono sempre disposto a ridurmi l'ingaggio pur di restare qui".
Si fara'.
"Domenica c'e' il Milan, giusto?".
L'area personale e' ben protetta.
"Gara dura, durissima".
Tornera' il Bologna propositivo non visto contor la Juventus?
"A Torino ci abbiamo provato, sul serio, ma quando hai davanti una squadra che si chiama Juventus e che riesce a non farti giocare, beh, come la puoi mettere? Insomma, e' finita male e basta. Comunque sembra incredibile ma e' tutto vero: ogni volta che vado la' succede sempre qualcosa di sfortunato. L'anno scorso Julio Cruz sbaglio' un rigore, quest'anno l'autorete di Tarantino, nel 1998 il rigore non dato a Ronaldo ai tempi in cui giocavo con l'Inter. Mah!".
Bologna-Milan come un suo personalissimo derby?
"L'Inter di quest'anno credo che vincera' lo scudetto: ha un uomo che fa sempre gol e una difesa che che non le prende. Mica poco.Comunque no, la mia mente adesso e' totalmente rivolta al Bologna: ci terro', come i compagni, a vincere il match di domenica per il bene nostro e della citta', dei tifosi. Se dovesse accadere, sarebbe una vittoria importante, 'mooooolto' importante".
Da quarto posto.
"Il nostro obiettivo in realta' resta l'Europa. Qualunque forma essa abbia".
Non e' la stessa cosa.
"Non lo e', chiaro, perche' fra Champions League e Uefa la differenza e' enorme: oggi, pero', a me basterebbe arrivare sesto a un punto dalla settima, e se poi dovessimo trovare qualcosa di piu', meglio ancora. Due concetti, nel mio cuore calcistico, hanno la priorita'".
Il primo.
"Partecipare nuovamente a una competizione europea. Anche perche' forse sarebbe anche l'ultima volta, visto che notoriamente non sono piu' un Primavera".
Il secondo: la Nazionale, un ruolo da terzo portiere al Mondiale in Giappone (e domenica c'e' la concorrenza, che porta il nome di Christian Abbiati).
"Non intendevo quello, non ci penso affatto: mi ha fatto molto piacere, come e' facile immaginare, che sia uscito anche il mio nome, ma sappiamo benissimo che dal 'si dice' a un interessamento vero passa non il mare, ma un oceano".
Sarebbe il quarto Mondiale, roba da Roberto Baggio.
"Ripeto: a me basterebbe entrare in Europa col Bologna".
Magari aiuterebbe, in chiave Coppa del Mondo.
"L'importante, e questo e' il secondo concetto, sara' arrivarci; a giocare una qualsiasi coppa, intendo. Se dopo tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora, se dopo questo campionato cosi' ben condotto non dovessimo entrare fra le "elette", beh, non sarebbe bello. No".
"Non bello" e' un eufemismo, a questo punto.
"Sarebbe una bruttissima botta, giusto. Purtroppo nel Milan recente ho visto molti, e allarmanti per noi, segnali di risveglio. Anche da Andrji Shevchenko: l'ho notato bello tonico, si prendeva certe responsabilita', sta tornando ai suoi livelli. Certo, se magari l'ucraino se ne stesse buonino un'altra settimana non mi darebbe fastidio".
Perche' il Bologna di quest'anno sa mettere paura?
"Perche' abbiamo migliorato tutti le nostre prestazioni, uno per uno, reparto per reparto: nella scorsa stagione eravamo piu' discontinui, mentre oggi abbiamo linearita' di rendimento e soprattutto uno spogliatoio piu' unito".
Come quando, nel corso della sua carriera?
"Diciamo che adesso e' uno spogliatoio bello e forte quasi come quello della mia Sampdoria, che vinse lo scudetto".
Quello era piu' elettrico, e ben guardare.
"Decisamente piu' elettrico, e anche inarrivabile per tutto cio' che abbiamo fatto; qui a Bologna l'ambiente e' sostanzialmente piu' tranquillo e altrettanto unito, da "tutti per uno", proprio simile a quello di Genova. Come allora, oltretutto, vedo uno zoccolo duro di giocatori che fa da punto di riferimento, un nucleo vero attorno al quale si e' creata l'atmosfera giusta, fatta di giovani promettenti e di gente affamata di risultati".
Fame di Champions League, diciamolo chiaro.
"Fame di competizioni europee, perche' per quanto mi riguarda, come ho detto, tornare a respirare l'aria d'Europa non mi dispiacerebbe affatto"
by Matteo Dalla Vite.
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