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Gianluca
Pagliuca: campione fuori dall'Emilia.
Parliamone,
di Luca Pacini, Bolognamania, Maggio 2001
È
ricca, richissima di successi la storia sportiva dell'ultimo
baluardo della difesa rossoblu: Gianluca Pagliuca. Purtroppo
per il Bologna, però, questo giocatore - nato e cresciuto
proprio all'ombra delle Due Torri - ha vinto tutto quello che
c'era da vincere lontano dall'Emilia.
Firenze,
Aprile 2001
Dopo
una stagione (B 1985/86) da aggregato alla prima squadra - e
senza avere mai calcato il terreno di gioco -, Pagliuca lascia
casa ed amicizie e si trasferisce a Genova raggiungendo, alla
Sampdoria di Mantovani, un altro figliol prodigo rossoblu: Roberto
Mancini. La data che Pagliuca non potrà mai dimenticare
è l'8 maggio 1988: quel giorno, infatti, Vujadin Boskov
decide che è arrivato il momento per questo portiere
di 1,90 metri di esordire in Serie A. E il debutto è
fortunato: la Sampdoria pareggia in casa 0-0 contro il Pisa.
D'accordo!
Non
arrivano i tre punti ma è proprio quel secondo 0 nel
punteggio finale che fa la gioia di un portiere
Ad ogni
modo, Pagliuca si toglie la prima grande soddisfazione sportiva
appena 11 giorni più tardi. Il portierone alza al cielo
il primo trofeo della carriera a Torino dove la sua Samp conquista
la Coppa Italia pur venendo sconfitta per 1-2 (dopo i tempo
supplementari) dai granata. Già!
La
sua Samp: perché Gianluca gioca entrambe le partite di
finale e quindi vive da protagonista questi momenti. Ma non
si tratta di un episodio isolato perché, nelle seguenti
6 stagioni genovesi, Pagliuca si abitua ai rituali propri del
vincitore conquistando ogni anno un trofeo. L'unico momento
assolutamente buio, in Liguria, è legato alla stagione
1992-93: quell'anno, strano ma vero, lo squadrone blucerchiato
rimane a secco. Riassumendo, negli otto anni alla Doria, Pagliuca
conquista la bellezza di 6 trofei - 3 Coppa Italia, 1 Coppa
delle Coppe, 1 Supercoppa Italiana e uno storico scudetto (il
primo e finora unico del sodalilzio genovese) - e la maglia
della Nazionale (in cui fa il proprio esordio il 16 giugno 1991:
Italia - URSS 1-1).
Quando
Pagliuca lascia Genova per accasarsi alla Beneamata (stagione
1994/95) rimane indelebile anche un altro, tristissimo ricordo:
la finale di Coppa dei Campioni persa nel mitico stadio di Wembley
contro il Barcellona.
È
il 20 maggio 1992 e quando la punizione calciata da Koeman,
al 5' del secondo tempo supplementare, si insacca nella porta
doriana sono solo lacrime.
L'approdo
all'Inter sembrerebbe aprire nuove prospettive di successo per
Gianluca. In realtà il numero uno bolognese incappa nel
periodo più arido di successi nella storia della società
di Via Durini: appena una Coppa Uefa e mille delusioni. Tra
queste spiccano il secondo posto della stagione 1997/98 - la
prima di Ronaldo in Italia e conclusasi tra mille polemiche
a causa degli episodi, ancora oggi portati spesso alla ribalta,
avvenuti nel memorabile Juve-Inter di 26 aprile 1998 - e l'eliminazione
dalle competizioni eropee dell'anno successivo a seguito dello
spareggio perso contro il Bologna.
Termina
proprio quell'anno il quinquennio nerazzuro di Pagliuca che,
finalmente, torna a casa: è l'estate del 1999 quando
a Casteldebole viene presentato ufficialmente il nuovo portiere
rossoblu.
Lungo
la strada che porta al centro tecnico si legge uno striscione
che non richede alcun commento: bentornato a casa!
Il
sogno sarebbe quello di poter regalare qualcosa di importante
alla sua amata città, magari tentando anche di agganciare
nella graduatoria dei pluripresenti in campionato ancora in
attività - Pagliuca ha finora 421 presenze - altri due
giovanotti terribili: Ciro Ferrara (427) e Paolo Maldini (454).
Chissà se ci riuscirà!
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