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Pagliuca's
Style
Bolognamania, ottobre 2001. Daniele Fontana.
Raccontare
la storia di un campione del calibro di Gianluca vuol dire riscrivere
le pagine più importandi del calcio nazionale e internazionale
dell'ultimo decennio. Ripercorrendo le tappe della sua lunghissima
e prestigiosa carriera si scoprono un susseguirsi di brillanti
ed esaltanti traguardi che pochi campioni del pallone possono
vantare. Ricordare lo scudetto conquistato a Genova con la Sampdoria,
la vittoria della Coppa delle Coppe sempre con i blu cerchiati,
la coppa Uefa con l'Inter oppure il secondo posto ottenuto ai
mondiali USA 94 è avvincente, ma non basta a far conoscere
fino il fondo il vero Gianluca.
Pagliuca
uguale a Zoff! A quarant'anni ancora in porta e poi allenatore,
ti stuzzica l'idea?
"L'idea mi stuzzica, però penso che giocare oggi
a quarrant'anni sia praticamente impossibile. Il calcio, molto
diverso da quello in cui giocava Zoff, è diventato sempre
più veloce e rispetto a prima le socieà hanno
anche tanta fretta di proporre nuovi calciatori. Penso proprio
che fra due o tre anni attaccherò i guanti al muro e
poi m'impegnerò nella carriera d'allenatore."
Per
questa tua nuova professione, ha già iniziato a prepararti?
"Si, ho fatto il corso della terza categoria, e grazie
a questo, posso già allenare una squadra di dilettanti.
I corsi successivi, quello di seconda e di prima invece, li
potrò frequentare solo quando smetterò di giocare.
La mia intenzione è quella di diventare un'allenatore
di serie A, ma sono convinto che per arrivarci preparato dovrò
fare esperienza in categorie minori."
A
trentaquattro anni sei in una forma strepitosa, ma quanto ti
costa mantenerti così in forma?
"Nulla, perché mi diverto ancora molto a giocare
in porta! Non provo alcuna fatica ad allenarmi, anche perché
mi sento come dieci anni fa: l'unica cosa che mi "disturba"
è qualche capello bianco che mi ritrovo nel pettine."
Quanti
secondo te nel mondo conoscono il tuo nome?
"Questo non lo so, ma penso che siano in molti, anche perché
il mondiale in America mi ha dato molta notorietà. Curioso
è che prima dei collegamenti televisivi, molti speaker
usavano dire "Gianluca Pagliuca" al posto del classico:
"uno, due tre prova".
Qual
è un tuo difetto professionale che non sei mai riuscito
a correggere?
"Non ne esiste uno in particolare. Forse, ma non è
un difetto, poiché è cosa comune di tutti i portieri,
ho un lato dove riesco a tuffarmi meno bene ed è quello
sinistro. In questi anni però con l'allenamento sono
riuscito a colmare quasi del tutto questa differenza: la prova,
è che sono riuscito a parare diversi rigori proprio da
quella parte."
E
la tua dote migliore?
"Sicuramente la costanza di rendimento e la forza esplosiva
che ho nelle gambe. Ancora oggi, alla mia età, ho mantenuto
inalterata questa particolarità e posso assicurare che
non è da tutti".
Un
tempo il bravo portiere era chi sapeva parare; oggi la regola
è sempre la stessa?
"No, il calcio moderno ha nuove esigenze e oggi il lportiere,
oltre aparare bene, deve essere bravo a rilanciare l'azione.
Tempo fa era più semplice perche ti davano la palla indietro
e potevi prenderla con le mani, ora invece devi essere bravo
anche a calciarla con i piedi."
Nella
tua lunga carriera sei mai stato il bersaglio di critiche feroci?
"Di critiche ne ho ricevute, ma di feroci mai. Anzi posso
affermare che nella mia carriera sono state molto di più
le gioie e le soddisfazioni che ho dato e ricevuto."
Gianluca,
ora torniamo indietro nel tempo. Puoi raccontarci i sogni del
giovane attacante Pagliuca che giocava con la maglia gialla
della Ceretolese.
"Come mezz'ala non ero niente male e il sogno di diventare
un professionista era ricorrente, ma non pensavo di fare il
portiere. Poi il caso ha voluto che il nostro portiere titolare
avesse dei problemi fisici e così ho provato a sostituirlo
facendo subito bene. Ho continuato ad alternare le mie presenze
sia in attacco sia in porta, poi dopo un paio d'anni mi sono
deciso ad indossare definitivamente la maglia numero 1 ed è
stata la scelta giusta".
Mamma
Rosa cosa ti diceva?
"Che studiavo troppo poco e che non avevo voglia di stare
sui libri".
Nelle
tue biografie, ho letto che andavi a suonare i campanelli in
giro per Casalecchio e per Ceretolo. Ma che tipo eri, forse
una peste?
"Si, una "piccola peste", ma non ero solo. C'erano
tanti altri miei amici e oltre i campanelli ci divertivamo anche
a sgonfiare le gomme delle auto".
Che
emozione hai provato quando l'ex-portiere del Bologna Battara,
decise che potevi vestire la maglia dei ragazzi del Bologna?
"Grande grandissima! Ricordo che era il 1982 e l'Italia
aveva appena vinto il mondiale in Spagna. Quando mi prese il
Bologna purtroppo Battara se n'era già andato via ma
pochi anni dopo, fortunatamente, ci siamo ritrovati alla Sampdoria".
Nel
1986, il presidente della Sampdoria Mantovani, t'acquista dal
Bologna per trecento milioni. Hai sofferto a lasciare la tua
città, i primi amori o ne eri entusiasta?
"Subito ho sofferto, perché mi dispiaceva andarmene
da casa e lasciare mia madre, gli amici. Dopo un paio di mesi
di sofferenza, però mi sono ambientato benissimo, anzi
mi sono pure fidanzato e così innamoratissimo ho iniziato
a stare stabilmente a Genova, senza più provare la voglia
di scappare a Bologna".
Ma
come hai vissuto i tuoi vent'anni nella città ligure?
"Io abitavo a Bogliasco, vicino al mare e il campo d'allenamento
era veramente vicino a casa. Il posto mi piaceva moltissimo,
tanto che in tutti guegli anni a Genova ci sono andato veramente
poco, a parte quando ci capitavo per ritirare lo stipendio.
Con la ragazza che avevo conosciuto all'inizio ci siamo lasciati
dopo tre anni e mezzo e così sono rimasto single per
il resto della mia permanenza alla Sampdoria, divertendomi un
mondo. Il giocatore con cui ho fatto più amicizia in
quegli anni è stato Marco Lanna ma anche con Katanec
e Victor sono rimasto ancora oggi in ottimi rapporti".
A
Genova ci sei stato per otto stagioni vincendo uno scudetto,
una Coppa delle Coppe e la supercoppa italiana. Cosa hai provato
a vincere così tanto in un club di "provincia"?
"Una soddisfazione immensa! La Sampdoria non aveva mai
vinto nulla e perciò e difficilissimo descrivere le emozioni
che noi giocatori e tutta la città provammo ne conquistare
quei trofei così prestigiosi. Quella era una grande squadra,
con ottimi giocatori come Vierchowod, Mancini, Vialli e con
un direttore tecnico d'eccezione, Vujadin Boskov".
Chiusa
l'esperienza con la Sampdoria, hai trascorso un altro capitolo
importante della tua carriera con l'Inter, vincendo anche una
Coppa Uefa. Come hai passato quegli anni?
"Mi sono trovato meravigliosamente bene! Sono stati cinque
anni intensi e bellissimi sia personalmente sia professionalmente,
anche se ho vinto "solo" una Coppa Uefa e mancato
di un soffio uno scudetto. A Milano, abitavo in Corso Magenta,
una delle più belle zone nel centro e sempre a Milano
ho conosciuto Aurora, la mia fidanzata. Con i miei compagni
di squadra ho sempre avuto un ottimo rapporto e anche fuori
dall'ambiente ho conosciuto persone con le quali sono tuttora
in contatto".
Terzo
portiere ad Italia 90, una finale mondiale ad USA 94 poi l'amara
eliminazione dei quarti di finale a Francia 98. Quale delle
tre manifestazioni ti è rimasta nel cuore?
"Sicuramente la finale mondiale ad USA '94. Sfiorare un
titolo mondiale non è da tutti, ed è molto improbabile
ripetere tale esperienza. Vincere la Coppa del Mondo è
il sogno di tutti i calciatori e quando quel giorno ho capito
che dificilmente sarei riuscito a ripetere quell'impresa, ho
provato una delusione indescrivibile, una ferita che tutt'ora
non si è più rimarginata".
Nel
1999 ti ritrovi a giocare nella tua città, che hai lasciato
giovanissimo. Un sogno finalmente realizzato?
"Certamente. Nel Bologna, avevo giocato solo nella primavera,
mentre con la prima squadra ero riuscito a diventare terzo portiere,
dietro a Zinetti e Cavallieri. Ritornare a giocare nella mia
città è stato molto emozionante e devo ringraziare
Cinquini, per essere stato capace di concludere il mio trasferimento.
In quel periodo, avevo avuto diverse richieste e pensavo di
andare a giocare all'estero, poi saputo dell'interessamento
del Bologna, lasciai cadere ogni contatto. Bologna era la mia
città, era il massimo, era un sogno che si stava realizzando!".
A
Giugno 2002, pero, ti scade il contratto, poi?
"Ora come ora non so cosa dire, è ancora troppo
presto. Alla scadenza, valuteremo tutt'insieme su cosa fare
e se la società sceglierà di puntare sui giovani
io mi farò da parte, valutando nuove proposte".
Anche
all'estero?
"Non lo escludo."
Anche
se sei appena andato ad abitare nella nuova casa con Aurora?
"Ho detto non lo escludo, non ho detto che ci vado. Come
posso sapere oggi cosa decideremo con la società a giugno,
ma è chiaro che io spero di restare a Bologna".
E
un Gianluca papà a quando?
"Presto, molto presto e spero che sia un maschio, così
gli faccio subito indossare i guanti da portiere. Il mio sogno,
è che diventi ancor più bravo di suo padre
".
Vuol
dire che deve vincere la Coppa del Mondo?
"Magari!"
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