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Passato
e presente dei portieri simbolo di due generazioni Pagliuca,
ricordi di un decennio «Maledetti i rigori mondiali»
Il portiere del Bologna ricorda trionfi e delusioni, dalla Samp
scudetto alle due finali perse con la nazionale .
Gazzetta dello Sport, 30/12/1999
CASTELDEBOLE
Le statistiche assegnano a Gianluca Pagliuca il terzo
posto di un ideale podio tra i più titolati portieri
della serie A degli anni 90. Prima del bolognese vengono Seba
Rossi (5 scudetti) e Angelo Peruzzi (tre) ma guardando al resto
è difficile trovare un numero uno che più del
portierone di Casteldebole abbia caratterizzato con le sue parate
e i suoi trascorsi quest'ultima decade. Pagliuca ha condiviso
tanti trionfi e qualche amarezza con 4 maglie, parando per la
Samp dello scudetto (1991) dopo aver conquistato sempre coi
doriani la coppa Coppe (9 maggio 1990); per la nazionale in
due mondiali da titolare (1994 e 1998); per l'Inter vincendo
la coppa Uefa (1998) e da ultimo per il Bologna, ritornato a
casa dopo 13 stagioni di alta fedeltà e garanzia tra
Genova e Milano. In rossoblù è solo all'inizio
di un percoso triennale. Ecco la rassegna di questo decennio
raccontata dal protagonista.
SAMP D'ORO «Sul finire degli anni '80 vincemmo
due coppe Italia ma per tutti non eravamo maturi per una grande
conquista. Invece arrivò la coppa Coppe, in quella finale
stregata e poi magica di Goteborg. Avevamo dominato in lungo
e in largo l'Anderlecht nei tempi regolamentari ma senza fare
gol. Nel supplementare poteva scapparci la beffa e invece Vialli
firmò una doppietta da campione. Quel successo, maturato
eliminando il Borussia di Andy Moeller e il Monaco di Weah e
Ramon Diaz, aprì la strada allo scudetto dell'anno successivo.
Eravamo un gruppo solido e affiatato, tuttavia partimmo come
outsider. Prendemmo fiducia vincendo a San Siro col Milan (0-1)
e andando a dilagare a Napoli, sul campo dei campioni in carica
(1-4). Ma la svolta arrivò durante una cena di squadra
che divenne un confessionale. Stavamo giocando male, venivamo
dalla sconfitta di Lecce e da un brutto pari interno con la
Lazio, in quella sera ci dicemmo di tutto. Così infilammo
vittorie a raffica fino al passo decisivo, ancora un successo
a Milano, 0-2 all'Inter che inseguiva a tre punti. Mancavano
4 turni alla fine e, parando un rigore a Matthaeus, misi la
mia firma sul tricolore. E' stata la parata più decisiva
della mia carriera: Lothar tirò talmente forte che mi
spezzò la catenina al collo. Il mio capolavoro nel contesto
di un ruolino straordinario: non ho mai preso gol negli scontri
diretti in trasferta. Dalla grande gioia passammo alla delusione
del'91 per la finale di coppa Campioni persa col Barcellona
sulla punizione-missile di R.Koeman nei supplementari».
NAZIONALE D'ARGENTO «Ho fatto due mondiali da titolare,
esperienze fantastiche anche se finite con quei maledetti rigori
contro Brasile e Francia. Negli Usa arrivammo in finale senza
rendercene conto, ricordo che nei quarti contro la Spagna feci
un grande intervento salvando il risultato. Poi in Francia,
stesso epilogo. In entrambe le occasioni ho toccato il cielo
e sono ricaduto parando un rigore, potevo essere l'eroe ma si
vede che non era scritto. L'avventura in azzurro mi ha dato
anche l'amarezza più forte, mi riferisco all'esclusione
dal ciclo Zoff, senza nemmeno uno straccio di telefonata. Credo
che in questo sistema avere disputato tre mondiali (nel'90 ero
il terzo) di fila sia un'impresa per pochi, solo Zoff ne ha
fatti 4. Forse il c.t. mi ha epurato proprio per impedirmi di
eguagliarlo...».
INTER DI BRONZO «E' il cruccio più grande,
insieme ai ko con Barcellona e Brasile: 5 stagioni in neroazzurro
senza uno scudetto. Ho dato tanto raccogliendo poco e anche
l'anno scorso, il più disgraziato in assoluto, stavo
andando bene col mio migliore girone d'andata di sempre. Nel
ritorno siamo crollati tanto che nemmeno Gesù Cristo
in porta avrebbe potuto miracolarci. Mi resta la gioia per una
grande coppa Uefa a spese della Lazio e la rabbia del titolo
vinto dalla Juve due anni fa che poteva essere nostro. Venire
via da Milano dopo quello che è successo è stata
una pena, ma non ho nulla da rimproverarmi».
BOLOGNA DI FERRO «In rossoblù non ho titoli
da reclamare ma speranze e traguardi da proporre. Dobbiamo lottare
per tornare in coppa Uefa, anche passando dall'Intertoto. Siamo
una squadra abituata a giocare tanto, la volontà non
manca. E per il futuro vorrei chiudere qui nel 2002 alzando
almeno una coppa Italia. Sarebbe una bella conquista per la
città e la società. La prossima paratissima? Magari
col Cagliari, per iniziare alla grande il nuovo millennio».
Andrea Tosi.
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