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Pagliuca: «E'la gara che decide il nostro futuro»

Il portiere rossoblù analizza il momento negativo: «Che strano, nessuno ci ha mai messo veramente sotto eppure siamo in emergenza. E ora arrivano Totti-Montella-Delvecchio: per fermarli serve la partita della vita»


Gazzetta dello Sport, 12/12/1999

CASTELDEBOLE — Nel calcio intenso e stressante di fine millennio basta una settimana per mutare gli obiettivi e lo stato d'animo di una squadra. Il Bologna dopo l'avvento di Guidolin respirava aria di rilancio. Ma in otto giorni è stato sconfitto in coppa Italia (Inter), in campionato (Juve) e in coppa Uefa (Galatasaray). Ora la situazione è cambiata: è uscito dall'Europa, ha una classifica delicata in campionato e rischia molto in coppa Italia. Per di più, nelle ultime 3 partite, Pagliuca ha incassato 6 gol: cosa allarmante se si considera che nelle prime 6 della gestione Guidolin ne aveva subiti soltanto 3. E così si è accesa, inquietante, una luce rossa sulla squadra e su quel meccanismo difensivo che sembrava funzionare. Anche se dopo 14 anni di calcio è abituato a qualsiasi situazione, si può supporre con quale apprensione Pagliuca s'avvicini alla sfida con la Roma, cioè con l'attacco più prolifico del campionato (26 gol, come quello della Lazio). «C'è poco da stare allegri. Quei tre possono fare di tutto. Totti, Delvecchio e Montella sono nello stato di grazia. Ci vorrà una difesa super per fermarli. E' vero che il Bologna ha la terza difesa del campionato, ma in 5 degli ultimi 6 gol subiti ha qualche responsabilità. Soltanto il secondo di Torino con la Juve, nato da un rimpallo, può starci. Gli altri, invece, si potevano evitare. Ma, al di là di tutto, viviamo anche un momento storto. Talvolta sbagli e non succede nulla di grave, adesso fai mezzo errore e ti castigano subito, senza pietà».
E' un Pagliuca dal volto teso. Perché ritiene che il Bologna abbia i mezzi e le capacità per dare di più. «Sì, sono incavolato. Questa tendenza negativa deve finire. Perché, al di là dei risultati, finora non abbiamo trovato squadre che ci hanno messo sotto. Neppure Inter e Juve. E anche a Istanbul abbiamo giocato senza condizionamenti. Adesso è venuto il momento di reagire, di fare punti. I risvolti di questa gara possono condizionare il nostro futuro. Che, sino a 10 giorni fa, era più roseo. In ogni caso, per evitare spiacevoli sorprese, è bene guardare verso il basso della classifica. Lo so che la squadra giallorossa vive un momento magico, lo so che è forte in tutti i reparti e che Capello le ha dato quella concretezza che in passato non aveva. Ma tutto questo non deve spaventarci. La verità è che se giochiamo con l'intensità e l'aggressività con cui abbiamo giocato contro la Fiorentina e se abbiamo un pizzico di fortuna in zona-gol possiamo fermare una delle tre capoliste»
Ma l'ottimismo e la fiducia sono una cosa. Le difficoltà da superare un'altra. E qui Pagliuca chiama in causa Antonioli e la difesa giallorossa. «Se Antonioli è andato alla Roma significa che aveva fatto bene. A Bologna, non c'è dubbio, ha lasciato un ricordo positivo. Ed è bello che i tifosi gli siano riconoscenti. In ogni caso il compito più difficile non è battere Antonioli, bensì battere la Roma. La sua difesa è molto forte, grazie anche agli ex rossoblù Mangone e Rinaldi: fargli gol non è affatto agevole». Guidolin ritiene che la Roma abbia delle similitudini con la Juve, per mentalità e gioco. «La squadra di Capello è stata realizzata con un progetto tecnico. Se si trova lassù non è per caso. Sembra un paradosso, eppure è l'avversario giusto per un Bologna che ha una classifica non confortante. Mi auguro che il rispetto, o la paura, si trasformino in coraggio. Solo così, del resto, le squadre di medio calibro possono battere le grandi. In buona sostanza ci vuole la partita della vita per restare in vita. Totti? Lasciarlo libero è come avere puntata una pistola alla tempia. Qualcuno, Paramatti o Piacentini, lo guarderà da vicino».

Silvano Stella

 

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