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Pagliuca
e una ferita che fa male «La Nazionale? Non la guardo
più»
Gazzetta dello Sport, 09/09/1999
Lestremo
difensore del Bologna ieri ha preferito seguire una partita
di basket: «Da quando non sono stato più convocato
evito di seguire le gare degli azzurri. Non per ripicca, ma
perché preferisco dedicare il tempo libero alle mie faccende
private». Poi, linvestitura: «Buffon? È
il migliore».
DAL
NOSTRO INVIATO Andrea Tosi :
CASTELDEBOLE È dura parlare di nazionale con Gianluca
Pagliuca, portiere, profeta in patria, bolognese, trentanove
presenze con la maglia azzurra. Quello è un argomento
negletto per l'ex interista che porta ancora dentro le cicatrici
dell'addio voluto da Zoff.
Giusto un anno fa, la rinuncia a Pagliuca, alla vigilia di Galles-Italia,
scatenò più di una polemica. Oggi l'interessato
ostenta indifferenza ma si vede che quella ferita perde ancora
sangue. «Da quando non sono stato più convocato
dice lex estremo difensore dellInter, 33
anni da compiere il prossimo 18 dicembre evito di seguire
le partite dell'Italia. Non per ripicca, ma perché preferisco
dedicare il tempo libero alle mie faccende private. Stasera
(ieri) per esempio vado a vedere la mia Virtus basket in amichevole.
«A mente fredda continua posso capire, a
distanza di molti mesi da quella che per me è stata una
vera e propria epurazione, la scelta di Zoff proiettata sulla
gioventù di Buffon. Il c.t. lo ha spiegato bene in questi
giorni dopo aver rinunciato anche a Peruzzi. Io allora non ho
ricevuto un cenno e ci sono rimasto molto male».
Meglio allora pensare al Parma, il prossimo avversario in campionato,
che manco a farlo apposta propone a Pagliuca il duello a distanza
con Gigi Buffon, il suo successore. «Cos'ha Buffon più
di me? Il solo fatto che abbia 12 anni in meno è già
un requisito importante per un calciatore sul quale si vuole
investire in futuro. Però è doveroso riconoscere
che tecnicamente è il migliore, compie parate straordinarie
e, se permettete, qualcosima lo deve anche al sottoscritto,
visto che facendomi da secondo alle Olimpiadi e ai mondiali
francesi, penso abbia imparato molto lavorando al mio fianco.
Ma questo duello vale relativamente. Per conto mio non ho nulla
da dimostrare, fantasmi dietro o davanti non ne vedo anche perché
con dodici stagioni di serie A (lesordio l8 maggio
1988, Samp-Pisa 0-0, naturalmente con la maglia blucerchiata,
ndr) e tre mondiali alle spalle ritengo di essere sufficientemente
maturo e sereno per recitare la mia parte senza invidie né
paure. Inutile rinvangare il disastro dell'anno scorso: nemmeno
Gesù Cristo in porta avrebbe potuto salvare la stagione
dell'Inter».
Domenica prossima i rischi, semmai, verranno dai duelli diretti
con gli attaccanti di Malesani che vorranno riscattare in casa
l'eliminazione in Champions League e il mezzo passo falso di
Perugia. «Il Parma ha l'organizzazione di gioco più
importante della serie A e il suo attacco, come qualità
e produttività, viene subito dopo quello dell'Inter.
Crespo è miglioratissimo dai tempi del suo esordio in
Italia, quando veniva considerato un oggetto misterioso; Ortega
ha classe, fantasia e velocità. E per fortuna che non
gioca Amoroso. Il Parma è la mia bestia nera: 5 ko in
5 anni di sfide al Tardini il mio ruolino con l'Inter. Anche
per il Bologna (4 sconfitte in 6 trasferte ndr) è una
specie di tabù. È l'ora di sfatare insieme questa
tradizione negativa facendo attenzione ai calci piazzati, perché
sulle palle inattive, dalle punizioni di Fuser e Ortega agli
stacchi aerei di Dino Baggio e Stanic, sono davvero pericolosi».
Pagliuca ha fiducia nel suo Bologna e nell'evoluzione del suo
ruolo.
«Sono ottimista perché gioco al fianco di compagni
bravi e intelligenti conclude Gianluca . Per me
non fa differenza dirigere una difesa a tre o a quattro. Col
Torino abbiamo cominciato bene, solo il risultato ci ha dato
parzialmente torto. Le nuove disposizioni sui falli del portiere?
Nel summit di Roma abbiamo ricevuto chiarimenti positivi. Non
è automatica l'espulsione del portiere che non tocca
il pallone ma solo l'avversario lanciato in porta. Va bene renderci
la vita difficile per provocare più gol, anch'io dopo
i dubbi iniziali concordo con le restrizioni sui retropassaggi,
ma quella misura rigore più cartellino rosso in ogni
caso era francamente eccessiva».
CORRIERE
DELLA SERA 09.09.99:
LA
POLEMICA / Il portiere, che non ha ancora digerito l'esclusione,
ieri sera è intervenuto alla presentazione della Kinder
Pagliuca come Vialli: «Preferisco il basket ai miei ex
compagni"
BOLOGNA - Non ha ancora digerito il forzato addio alla nazionale.
Un disagio profondo, che inesorabilmente affiora ogni volta
che si parla di azzurri. Italia-Danimarca, per sua stessa ammissione,
Gianluca Pagliuca non l'ha vista: «Preferisco il basket,
la presentazione della Kinder, la squadra per cui tifo. Da quando
non sono più in nazionale, non ho più visto nemmeno
una partita dell'Italia. Preferisco fare altre cose».
Pagliuca come Vialli. Ricordate quando l'attuale allenatore
del Chelsea, a Usa '94, esternò la sua simpatia per il
Brasile in evidente polemica con le scelte di Arrigo Sacchi,
che l'aveva escluso?
Non è una novità che certi giocatori covino una
sorta di amore-odio verso la maglia azzurra. Pagliuca non accetta
il modo in cui gli sono state chiuse le porte in faccia: «Nei
miei confronti - dice il portiere del Bologna - è stata
compiuta una vera e propria epurazione. Peruzzi almeno ha ricevuto
delle spiegazioni, io neanche quelle. Ci sono rimasto male;
poi, col tempo, me ne sono fatto una ragione. A mente fredda,
posso anche capire la logica di coloro che mi hanno preferito
Buffon. Sono rimasto ferito, però, dal modo in cui mi
hanno accantonato».
È passato un anno dal suo siluramento e Gianluca dice
che è acqua passata, ma parlarne lo mette di cattivo
umore. Le uniche parole buone le riserva a Buffon: «Invidio
i suoi 20 anni. Ha grandi qualità: è stato il
mio secondo in nazionale e penso anche di avergli insegnato
qualcosa. Già allora s'intravedevano grandi potenzialità».
Tra i due c'è stima e solidarietà. Quella che
Zoff, a suo dire, non ha avuto nei suoi confronti.
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