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Pagliuca, un tuffo oltre i rimpianti «L'Inter mi ha deluso, ma non devo dimostrare nulla. Credo nel Bologna: siamo dietro le grandi»

Gazzetta dello Sport, 17/08/1999

L'amichevole con l'Athletic Bilbao ha messo in risalto l'ottima condizione del portiere rossoblù Un rigore parato e tanti altri interventi: Pagliuca ha dimostrato in Spagna di essere il giocatore del Bologna più in forma. La ferita ancora aperta per l'addio all'Inter («Una batosta difficile da digerire») e la sua città («Qui conosco tutti, e' la dimensione giusta per me»). Sulla nazionale: «C'e Buffon, ormai per me e' un capitolo chiuso»

DAL NOSTRO INVIATO

BILBAO — Tutto sommato, solo particolari. Si fosse trattato di una partita di coppa e non di un'amichevole di poca importanza, a quest'ora si sarebbe già rispolverato il titolone: «Riecco san Pagliuca», oppure «Pagliuca eroe di Bilbao». Invece la sfida con l'Athletic e'w di quelle estive che finiscono in fretta nel dimenticatoio.
Particolare di qualche importanza, ma pur sempre di partita, e parate, si tratta. E Gianluca Pagliuca ne ha sfoderate di stupende, salvando il Bologna. Prodezza del rigore, ben tirato da Javi Gonzalez, in primis. Un gran volo nell'angolino, come ai bei tempi.
Ma erano finiti, poi? A vedere l'alba della sua nuova stagione, no. Finora, in tutte le amichevoli, è stato il migliore del Bologna. Accenna a un sorriso. Dice:«Spero di esserlo anche in autunno, inverno e primavera. Comunque sto lavorando molto bene, sono in gran forma e sono davvero contento». Per un campione scaricato troppo presto e forse un po' ingiustamente, ci sono due strade. La prima: tirare a campare con un buon ingaggio, svernare in una squadra di provincia aspettando la meritata «pensione». La seconda: far vedere chi sei, ancora.
Non c'è dubbio su quale strada abbia scelto Pagliuca. Di mezzo ci sarà anche la voglia di rivincita trasversale nei confronti di chi, all'Inter, non lo ha più voluto (qualche compagno eccellente compreso?). Ma Pagliuca è capace di trovare le motivazioni anche dentro di sé.Nel raccontarsi, sceglie il tono da gentiluomo, preferisce mettere gli accenti sulle cose positive, sulle sue origini riscoperte. Dice: «Non mi aspettavo di andare via dall'Inter. Ho giocato una grande andata e nel ritorno un po' tutta la squadra si è persa, per le note vicende. No, pensavo di restare e quando in maggio ho saputo ci sono rimasto molto male. La ragione per cui non mi hanno confermato non la voglio dire e forse non la so nemmeno. Certo, Il nuovo allenatore ha fatto altre scelte. Rivincite? No, non ne ho bisogno, sono venuto a Bologna con grande entusiasmo. Avevo diverse richieste dalla Spagna, dall'Inghilterra, ho preferito tornare a casa, nella mia Bologna: ho sempre tifato rossoblù e sognavo di vestire questa maglia. Ci sono arrivato e sono molto orgoglioso».
L'infanzia che ti viene incontro e ti aiuta a dimenticare le amarezze. Fa un cenno di assenso:«Proprio così. La batosta dell'Inter l'ho già digerita, grazie al Bologna e a Bologna. Ero talmente contento di essere arrivato qui... Sarebbe stato più difficile, in qualunque altro posto. Qui sto benissimo. Per anni ci sono venuto solo di passaggio. Ho riscoperto la città, l'ho ritrovata più o meno uguale: serena, viva, ospitale. Conosco quasi tutti, conosco tutti i vicoli. Per Milano ancora l'anno scorso mi ci perdevo. E poi la squadra: mi piace, possiamo fare un buon campionato». Quanto buono? la gente ha ancora negli occhi la scorsa stagione, piena di belle cose. Pagliuca lo sa bene: «Ci metterei una firma lunghissima nel ripeterla. Sono partiti giocatori importanti ma ne sono arrivati altri importanti. La squadra è forte: in coppa possiamo fare una lunga strada, in campionato ci sono 7 squadre di un'altra categoria e noi possiamo arrivare subito dietro. E poi sta al caso: se qualcuna delle grandi fallisce, come Inter e Juve l'anno scorso, possiamo inserirci. Io dico una cosa: una coppia d'attacco che si integra alla perfezione come Ventola-Signori ce l'hanno in pochi, pochissimi. Quanto a me, voglio giocare una delle più belle stagioni della mia carriera». In gran forma e determinato, molto determinato. Fino ad avere un prurito azzurro? Alza le spalle: «No, dopo i mondiali in Francia la nazionale è un capitolo chiuso già da quando il c.t. ha deciso di convocare Buffon, che tra l'altro è il migliore di tutti. Ha davanti una grandissima carriera». Già che c'è, accetta di stilare una specie di classifica dei numeri 1.«Io non mi ci metto. Dopo Buffon diciamo Toldo, che è migliorato molto, poi Abbiati, che ha fatto vincere lo scudetto al Milan, e il solito Peruzzi, grande classe ed esperienza». Già Peruzzi e l'Inter, che non stanno andando benissimo in questo precampionato. Pagliuca non fa nemmeno un sorrisino, anzi resta fedele alla linea della signorilità. Dice: «Ha cambiato molto, ma io la vedo bene. C'è una gran voglia di riscatto in tutti e non gioca le coppe: per me è favorita per lo scudetto». Ma se il Bologna le strappasse i punti decisivi, difficile credere che ne sarebbe dispiaciuto.

Fabio Bianchi

P.S. Game 15.08.99 Athl.Bilbao - Bologna, 0-0.

 

 

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